Il recente grave episodio accaduto alla "Giovanni Verga" ci impone una profonda riflessione
L'Istituto Comprensivo "viale Venezia Giulia" si stringe attorno alla comunità scolastica dell'IC di "Largo Cocconi" e, in particolare, alla prof.ssa Isabella Marsilio, vittima della gravissima aggressione avvenuta venerdì scorso, 18 settembre, nella scuola secondaria di primo grado "Giovanni Verga". A lei e ai suoi cari giungano la nostra più profonda vicinanza, il nostro abbraccio affettuoso e l'augurio di una pronta guarigione.
Un evento di tale inaudita gravità non può e non deve ridursi a semplice cronaca nera. La nostra comunità scolastica è profondamente scossa: questi atti eclatanti sono lo specchio fedele di un disagio giovanile crescente e allarmante.
I gesti violenti che vedono protagonisti i nostri ragazzi lasciano trasparire un profondo senso di solitudine e un disperato bisogno di attenzione. Spesso, questo vuoto esistenziale è alimentato da un utilizzo non consapevole dei social e della tecnologia, che isola i giovani anziché connetterli, sostituendo la relazione umana con un'illusione di realtà.
Come educatori, sentiamo il dovere morale di andare oltre la superficie e interrogarci sulle vere cause di questo smarrimento.
Il primato dell'educare sul sorvegliare: fin quando il dibattito pubblico e istituzionale continuerà a concentrarsi unicamente sulla "culpa in vigilando" anziché sulla "culpa in educando", sarà estremamente complicato trovare una strada che colmi realmente il senso di vuoto e l'assenza di punti di riferimento sperimentati dalle nuove generazioni. La scuola non può e non deve diventare soltanto un presidio di sorveglianza, ma rimanere un luogo di crescita condivisa, unitamente al necessario e fondamentale ruolo dei genitori nello sviluppo della personalità dei propri figli con gli indispensabili aspetti emotivi, morali e sociali di cui prendersi cura.
La deriva dell'accesso incontrollato: fin quando ai ragazzi sarà permesso di accedere senza alcun filtro a qualsiasi contenuto o informazione, e finché sarà loro consentito di agire senza regole - spesso in totale assenza di un'educazione ai valori fondamentali del rispetto e della convivenza civile - i nostri giovani si troveranno sempre più disorientati nelle scelte da compiere.
Non possiamo permettere che i nostri ragazzi continuino a gridare il loro dolore attraverso la violenza: dobbiamo tornare a essere adulti presenti, capaci di porre limiti, di dire dei "no" formativi e di riempire il loro silenzio con l'ascolto e la cura. Dobbiamo far proprie le riflessioni del prof. Stefano Vicari, noto neuropsichiatra infantile, che pone un forte accento sul valore dell'EDUCAZIONE, un'educazione che deve proteggere e coltivare la salute mentale di un bambino sin da subito, perchè l'adolescente di domani sarà il risultato dell'educazione ricevuta durante l'infanzia. La frequente e diffusa convinzione di moltissimi adulti che sostengono «Quando sarà più grande capirà è profondamente errata. Purtroppo non funziona così. Un bambino non sa cosa è giusto o sbagliato, non ha il senso del limite. Glielo insegniamo noi. Questa responsabilità è degli adulti. I nostri "no", meglio se espressi con affetto e amore, insegnano al bambino ad autoregolarsi, a gestire le proprie emozioni mentre esse iniziano a prendere forma. Un bambino cresciuto senza regole sarà un adolescente "capriccioso", che vorrà "tutto e subito", ma in tal modo faticherà a gestire la frustrazione di un insuccesso (in famiglia, a scuola, nello sport), passaggio inevitabile perchè ovviamente non è possibile soddisfare ogni richiesta e perchè gli adolescenti devono imparare che le sconfitte fanno parte della vita».
Di fronte a tale diffusa e inquietante emergenza, la scuola, le famiglie e le istituzioni sono chiamate, oggi più che mai, a un reale, concreto, forte e coraggioso "PATTO DI CORRESPONSABILITÀ EDUCATIVA".
Roma, 20 settembre 2026
La Dirigenza e la Comunità Scolastica dell'IC "viale Venezia Giulia" di Roma

