27 gennaio, "Giorno della Memoria"
La legge 20.7.2000, n.
Ricordare è fondamentale per “conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”. Il Parlamento Italiano ha scelto tale data come ricorrenza perché il 27 gennaio 1945 le allora truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, liberando i circa 7.000 prigionieri ancora in vita, testimoni di quella che è stata tragicamente definita “la più grande macchina di sterminio nazista”. Nel complesso di Auschwitz-Birkenau-Monowitz (3 campi di concentramento e 45 sottocampi), infatti, trovarono la morte oltre un milione di persone.
Nella cerimonia che si è svolta stamattina al Quirinale, il Presidente della Repubblica Mattarella ha detto tra l'altro: «Il sistema di sterminio, di morte, di depravazione, che ha il suo culmine nella spaventosa macchina di morte di Auschwitz, è stato il frutto avvelenato di una grande, rovinosa menzogna. Una menzogna che si sviluppa lungo la storia e di cui la Shoah è stata la conseguenza più grave e mostruosa. La menzogna che vi possano essere disuguaglianze, graduatorie, classificazioni di superiorità e inferiorità, tra gli esseri umani. Che la vita, la dignità, i diritti, inviolabili e inalienabili, di ciascuno di essi possano essere posti in dubbio, negati, calpestati, nel turpe nome di una supremazia razziale o biologica. Ma la grande menzogna della Shoah, nata nel chiuso dei circoli fascisti e nazisti, nelle menti perverse di ideologi e di gerarchi, si diffuse e si sparse attraverso un'infida ma efficace campagna di propaganda e di manipolazione, che sfruttava l'antico pregiudizio antiebraico presente in larghi strati della popolazione europea. Fu così che la pretesa inferiorità razziale, teorizzata, proclamata, insegnata e, infine, tradotta in legge, portò ineluttabilmente all'individuazione degli ebrei - una minoranza assai ridotta dal punto di vista numerico - come il pericolo per la sopravvivenza del popolo, della nazione. Come notarono acutamente i filosofi Adorno e Horkheimer, gli ebrei furono bollati come male assoluto dagli adepti del male assoluto, e cioè dai nazisti. In questo "mondo capovolto", come l'ha definito Primo Levi, la conseguenza poteva essere una sola e terribile: la persecuzione, in tutti i suoi gradi, fino allo sterminio».
Primo Levi è l'autore della celeberrima poesia "Se questo è un uomo" inserita nella prefazione all’omonimo romanzo autobiografico scritto tra il dicembre del 1945 e il gennaio del 1947, dopo il suo ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz, dove Levi fu rinchiuso dalla fine del 1943 fino alla liberazione. La poesia riassume in sé il contenuto del libro stesso e la sua funzione di testimonianza e di ammonimento per le generazioni future.
Roma, 27 gennaio 2026
Il dirigente scolastico

